The Tattoo: the origin of a status simbol

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C’è chi prende il proprio corpo per una tela da dipingere e chi invece preferisce la discrezione di zone off limits, di fatto ormai a non essere marchiati da un tattoo siamo rimasti davvero in pochi. Un amore, un ricordo, una delusione, la famiglia, si trova sempre un pretesto per tatuarsi.
Durante i giorni passati a Miami mi sentivo circondata, tatuaggi, tatuaggi ovunque, la vista di quei corpi marchiati, mi ha incuriosita talmente tanto che ho svolto una piccola ricerca sulle origini del tattoo. 
La mia curiosità, mi ha portato a scoprire che questo fenomeno ha origini antichissime, addirittura preistoriche!
 I tatuaggi infatti hanno accompagnato la storia dell’uomo sin dai tempi più antichi; ma se non si rimarrete sorpresi dal fatto che nell’antica Roma, legionari e gladiatori si decoravano  il corpo con scritte o simboli per esaltare la grandezza dell’Impero, vi colpirà, come  del resto ha lasciato di stucco me, il fatto che nel Medioevo era usanza tra i pellegrini cristiani tatuarsi i simboli religiosi dei santuari visitati.
Osteggiata e poi definitivamente condannata dalla Chiesa Cristiana, questa pratica tornò prepotentemente di moda durante il XVII, gli anni del colonialismo.
Nel 1800 l’uso di tatuarsi, fino a quel momento peculiarità di classi subalterne e di persone che, per usare un eufemismo definirei poco raccomandabili, diventò di moda anche tra le classi aristocratiche; i tatuaggi invasero le corti europee, si annoverano tatuati celebri di sangue blu quali: Aimone di Savoia Re di Croazia e la sua consorte Irene di Grecia, Vittorio Emanuele e persino lo Zar di Russia, Nicola II. 
Gli anni ’60 e ’70, segnarono la definitiva diffusione del tatuaggio, prima la Beat generation, poi il movimento della cultura Hippie sdoganarono definitivamente quella che da li in poi sarà definita come una vera e propria forma d’arte.
 In Italia il boom arrivò un decennio dopo, i primi tatuatori professionisti, dei veri e propri pionieri della tattoo art, furono Gian Maurizio Fercioni che aprì il suo Queequeq Tattoo a Milano nel 1970 e Gippi Rondinella che inaugurò a Roma il Tattooing Demon Studio.
Come spesso accade la storia si ripete, il tempo passa, l’umanità si evolve, ma quel primordiale bisogno di appartenere ad un gruppo esiste ancora; così oggi tutti vogliono gli stessi jeans, lo stesso taglio di capelli, tutti vogliono tatuarsi per appartenere alla stessa tribù.

There’s people who use their body as a canvas to paint on, there’s also people who prefers treating it with more reserve as an off limits zone, but in reality the people without any tattooes are very few. A love, a memory, a delusion, the family, people always find reasons to get a tattoo. During the last days in Miami I felt sorrounded, tattoos, tattoos everywhere, the sight of those marked bodies has intrigued me so much that I’ve made a small research about the origins of tattooing. My curiosity brought me to discover that this phenomenon has very ancient roots, even prehistorical! In fact tattoos are in human history since the ancient ages; If you you’re not surprised when you discover that in the ancient Rome legionaries and gladiators used to decorate their body with simbols to glorify the greatness of the Empire, you will surely marvel at the fact that during Middleage times pilgrims used to get tattoos of the icons of every sanctuary they had visited. Opposed and then condemned by the Cristian Church, this custom returns strongly during XVII century, the years of colonialism. In the 1800 the habit of getting tattooed, before that moment´only of the lower classes, became a fashion between the european noble classes. Tattooes invaded european courts, and among the blue-blooded we have many famous tattooed: Aimone of Savoia King of Croatia and his consort Irene of Greece, Vittorio Emanuele and even the Zar of Russia, Nicola the II. The years ’60 and ’70 represented the final diffusion of tattooing, firstly the Beat Generation, then the movement of the Hippie culture legitimized tattooes, that began to be considered a real art and spread all over the world. The boom of tattoos in Italy arrived ten years later, the first professional tattooers, the pioneers of the tattoo art, were Gian Maurizio Fercioni who opened his Queeque Tattoo in Milan in 1970 and Gippi Rondinella who inaugurated in Rome his Tattooing Demon Studio. As often happens, history repeats itself, the time passes, humanity evolves, but that primordial need to be part of a group still resists; so today everybody wants the same jeans, the same haircut, and everybody wants to get a tattoo to belong to the same tribe.

 

With love, Elena.

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8 comments

  1. ottimo post Elena!. ottime foto anche!… ( se ci metti Beckham e Johnny 😛 )
    io comunque l’idea che mi son fatta è che ormai purtroppo tutto fa moda, e il tatuaggio è uno di questi..
    mi ricordo quando io ero piu piccola che persone tatuate ce n’erano veramente poche.. ora invece oltre che ad avere quasi tutti un tattoo, si va un po a moda per scegliere cosa tatuarsi.. ( es il gufo, l’ancora, le scritte sul braccio quasi tutti nello stesso punto ) insomma… mi piacciono i tatuaggi, non ne ho al momento e chissà magari ne avrò più avanti.. ma intanto una cosa è certa.. mi distinguo dalla maggior parte dei miei coetanei ventenni proprio perchè ancora non ne ho! ( sarò un’aliena?? :) ) almeno sul proprio corpo caspita.. perchè omologarci tutti….?
    ciao ele un bacione ….:)

    1. sai cris, anche io non ne ho ,pero’ ho scritto questo post proprio perche’ volevo scoprire l’origine del tatuaggio e lho scoperta con voi!!! in realta’ non hanno mai convinto neanche me…quindi mi sa che continuero’a distinguermi!

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