Versace, first love.

Febbraio 1994. Siamo a Milano:nella Milano da bere,quella dei primi anni novanta,dove tutto sembrava possibile,dove la settimana della moda era ancora vista come una grande festa e senza quello spirito frenetico che la contraddistingue oggi,dove le top model erano vere top. Per le strade della città campeggiavano solo loro,i manifesti dei più grandi stilisti che avevano ingaggiato per le loro campagne pubblicitarie le varie Claudia,Naomi,Christy,Linda e anche uno scricciolo di nome Kate. La ragazzina appena ventenne dagli occhi da cerbiatta e dal fisico (per i tempi)anoressico,dopo una notte ballando tra le note del Plastic,arrivava puntuale al make up,curato da Francois Nars,dello stilista che verrà sempre considerato il papà delle top:Gianni Versace. Nel backstage si possono ammirare stand di mini abiti fucsia,gialli,e poi l’oro,tanto oro che sarà il colore simbolo della stagione che verrà. Mancano pochi minuti e lo show avrà inizio: più passano i minuti,più i movimenti dei pennelli dei make up artist sui visi delle modelle si fanno veloci,le sarte apportano le ultime modifiche sulla lunghezza degli abiti,lo stilista e la celeberrima sorella scrutano con occhi ansiosi le loro creazioni che,lo sanno già,riceveranno l’ovazione della stampa. In pochi secondi scende il silenzio:i ragazzi della security hanno appena tolto la plastica protettiva dalla passerella,quando si abbassano le luci e “temple of love” intona le sue note. Una serie di immagini della maison viene proiettata sul megaschermo sopra la pedana. Si apre il sipario ed è la volta di Nadja Auremann,poi Claudia,poi la futura Madame Sarkozy fà il suo ingresso trionfale,e poi sarà un susseguirsi di nomi già noti…
A quel tempo ero poco più che una bambina,ma Gianni Versace e il suo stile inconfondibile,quello stile che(come diceva Diana Vreeland) ti fa sentire subito più giovane e felice,aveva conquistato anche me,che di moda ne capivo ancora poco,ma che ero attratta da tutto ciò che era un caleidoscopio di colori. Da quel momento,iniziò una ricerca ossessiva per tutto ciò che era firmato Versace. “Studiavo”le sue campagne fotografiche,firmate dall’amico Richard Avedon,mai scontate,sempre all’avanguardia,si spingevano là dove nessuno degli altri colleghi aveva osato arrivare. Era un vero e proprio eversore,un fenomeno culturale: voleva portare la passione per l’arte anche nella moda(vedi l’abito “Marilyn” oppure l’abito”Virgola”);ma nello stesso tempo voleva essere uno stilista “di massa”,intuendo per primo la redditività di una “comunicazione scandalosa”,la potenza del nudo artistico femminile e maschile nelle campagne pubblicitarie,e soprattutto il trasformare una semplice sfilata in un vero e proprio show. Lui,lo stilista rivoluzionario,lo stilista “del popolo”,quello della redenzione di ogni sud del mondo,ma che preferiva una mostra o uno spettacolo a teatro, piuttosto che una serata mondana.
E proprio questo suo amore sconfinato per il teatro,lo porterà a collaborare con i più celebri coreografi,tra cui Maurice Bejart,nella creazione dei costumi per i ballerini e gli attori.
Ma Versace,non è solo questo:è anche sperimentazione,è la moda proiettata nel futuro,è l’accostamento di tessuti e materiali tra di loro contrastanti. La pelle e la seta,la maglia di metallo(detta anche sorazza) e la gomma,sfruttando il “gioco delle pieghe sbagliate” e l’arte del drappeggio:tutto,rigorosamente all’avanguardia.
Un vero e proprio genio,che sin da ragazzo aveva dichiarato amore alla Magna Grecia e aveva scelto come simbolo della maison,il volto di Medusa. Il destino ha voluto in qualche modo ripagarlo per questa sua devozione all’Iliade e all’Odissea,ponendolo sull’olimpo della moda,dove regnavano incontrastati gli dei dell’antichità. E  da dove lui,ci sta ora osservando con occhio sornione,assieme a Madame Coco,Monsieur Saint Laurent,Mister Worth,l’eccentrica Schiaparelli e il preciso Poiret.

Collaborazioni con: -Alma
-Callaghan
-Complice
-Genny
Premi:-commendatore della repubblica italiana (1986)
American Fashion Oscar (1993)

Frasi celebri: -“Il mio desiderio è quello di dare scelta alle donne per far sì che esca la loro individualità,per provare a realizzare ciò che vogliono. E io penso che vogliano sentirsi belle”
-“Il mio estro non è studiato,ma proviene dall’istinto:io continuo comunque a guardare avanti.Il passato è solo una scusa per fare degli esperimenti. Per me il classico è il contemporaneo.”

 

February 1994. We are in Milan: in “Milano da bere”, that of the early nineties, where everything seemed possible, where the fashion week was still seen as a big party, and without that spirit that characterizes today’s fast-paced, where the top supermodels were true. On the streets of the city stood out only them, the posters of the greatest designers who had hired for their various campaigns Claudia, Naomi, Christy, Linda and even a wren named Kate. The little doe-eyed girl, just turned twenty, and physically (for the times) anorexic,after a night of dancing between the notes of Plastic, arrived on time to make up, edited by Francois Nars,of the designer who will always be considered the father of top: Gianni Versace. In the backstage, you can see stands of mini dresses pink, yellow, then gold, a lot of gold that will be the symbolic color of the season to come. Just a few minutes and the show begins: more minutes pass, the more the movements of the brush make up artist on the faces of the models are fast, the seamstresses made final changes to the length of the dresses, the designer and the famous sister stare with anxious eyes of their creations: they know already,they will receive the ovation of the press. In a few seconds falls down the silence:the security guys have just removed the protective plastic from the runway, when the lights are lowered and “Temple Of Love” intones his notes. A series of pictures of the maison is projected on the giant screen above the runway. The curtain rises and is the time of Nadja Auremann, then Claudia, then the future Madame Sarkozy makes his triumphal entry, and then a succession of famous names…
At that time I was little more than a child, but Gianni Versace and his unique style, that style (like Diana Vreeland would say) makes you feel immediately younger and happier , had conquered me, and even if I was a fashion-naive,  I was attracted to all that kaleidoscope colors. Since then, I began an obsessive quest for everything that was from Versace. “I studied” his campaign photo, signed by his friend Richard Avedon, never predictable, always in the forefront, pushing beyond where no one of the other fellow had dared to go. He was a true subversive, a cultural phenomenon: he wanted to bring passion for art even in fashion (see the dress “Marilyn”or the dress “Comma”), but at the same time he wanted to be a fashion designer “of the people”, the first in the history of fashion who realized the profitability  of a” scandalous communication “,the power of the artistic nude women and men in advertising campaigns, and  he turned the simple fashion show, in a real show. He, the revolutionary designer, the designer of “the people”, the one of the redemption of all the South, but who preferred an art exhibition or a show at the theater, rather than a soiree.
And that’s what his boundless love for the theater, led him to collaborate with the most renowned choreographers, including Maurice Bejart, creating costumes for the dancers and actors.
But Versace, is not only that: it is also experimentation  and fashion projected into the future, is the juxtaposition of contrasting fabrics and materials together. The skin and silk, metal mesh (also called sorazza) and rubber, making the “game of the wrong turn” and the art of draping: all, strictly advanced.
A real genius, who as a boy had declared love for the Greeks, and chose as the symbol of the house, the face of Medusa. The fate would somehow repay him for this devotion to the Iliad and Odyssey, putting it to Olympus of Fashion, where he reigned with the supreme gods of antiquity. And where he is now watching us with a sly eye, along with Madame Coco , Monsieur Saint Laurent, Mr. Worth, the eccentric Schiaparelli and the precise Poiret.

Collaborations with: -Alma
-Callaghan
-Accomplice
-Genny
Awards:-Commander of the Italian Republic (1986)
American Fashion Oscar (1993)

Famous phrases – “My desire is to give women the choice to bring out their personality, to try to achieve what they want. And I think,  they want to feel beautiful”
– “My inspiration is not studied, but it comes by instinct: I keep watching forward.The past is just an excuse to do some experiments. For me, the classic is the contemporary.”

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Hi8b9uBFK60&feature=related[/youtube]

 

 



14 comments

  1. Brava! Bellissimo post!
    Anche x me Versace e le sue campagne sono spettacolo puro ed è stato lui anche x me il primo amore nella moda!!!
    Un saluto da una tua concittadina…

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  4. Questo articolo descrive alla lettera tutto quello che facevo io da ragazzina…, mi sembra di rivivere quei momenti. Ero.incantata da questo genio della moda che amavo alla follia e di cui seguivo sfilate in tv, campagne sulle riviste di moda, etc. Grazie Elena!!!

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